In treno per la memoria

Alla fine di gennaio, la Preside ha selezionato una delegazione composta da due professoresse e ventitré studenti che avrebbe partecipato al progetto “In treno per la memoria”, progetto di CGIL, CISL e UIL che porta ogni anno studenti, lavoratori e pensionati in un viaggio attraverso Auschwitz, Birkenau e i luoghi più significativi dell’antisemitismo nazista in Polonia.

Quest’esperienza, oltre al viaggio, prevede che le varie scuole partecipanti portino un loro lavoro su un tema, a loro scelta, collegato all’argomento del viaggio: il nostro era un progetto sull’autocrazia, realizzato a partire dal film del regista Dennis Gansel del 2008 intitolato “L’onda”.

Il 22 marzo, quindi, ci siamo ritrovati alla stazione ferroviaria di Pavia attorno alle 10:00, dovendo arrivare a Milano Centrale alle 12:30 per poi partire alle 13:00 dal binario 21.

Una volta a Milano, abbiamo trovato tutti gli altri partecipanti, divisi per “delegazioni” in base alla loro provincia di provenienza (noi eravamo quindi la delegazione di Pavia).

Poco dopo, però, ci è stato comunicato che c’era stato un guasto al locomotore del nostro treno, che ha causato un ritardo, inizialmente di due ore, poi salito addirittura a cinque.

Pensate che questa notizia ha fatto talmente tanto rumore che, se cercate “Treno della memoria guasto” su Google, trovate anche delle nostre fotografie.

Per impegnare questa lunga attesa, gli organizzatori si sono accordati con il vicino museo del binario 21 e ci hanno invitati a visitarlo.

Qui abbiamo trovato un treno merci, uno di quelli usati per trasportare i prigionieri: il treno aveva alcuni vagoni, molto piccoli e bui, nei quali si faticava a stare in poco meno di dieci insieme. Oltre al treno, un’altra installazione prevedeva delle targhe nel terreno con scritte che indicavano le date e i tragitti dei treni partiti da quel binario, di fronte uno schermo riportava i nomi dei primi deportati.

Quando siamo ritornati dal museo, il treno è arrivato e quindi siamo finalmente potuti salire.

Ci è stato consegnato un cestino a testa contenente la cena, la colazione e anche un tesserino di riconoscimento, che ci sarebbe servito a Cracovia.

Abbiamo quindi affrontato le nostre 22 ore di viaggio, di cui la metà senza energia elettrica e la notte addirittura con l’aria condizionata accesa.

Il pomeriggio del secondo giorno, finalmente, siamo arrivati a Cracovia e siamo immediatamente saliti sul bus che ci ha portato a visitare il quartiere ebraico di Kazimierz e il ghetto ebraico di Podgorze.

Nel primo abbiamo visto le sinagoghe, i bagni rituali e tutti i simboli che indicano la presenza della comunità ebraica (Kazimierz è infatti il primo insediamento ebraico a Cracovia); nel secondo, invece, siamo stati accolti da un tappeto di sedie, una per ogni migliaia di ebrei rastrellati dai nazisti.

La guida ci ha raccontato la storia della farmacia “Sotto l’aquila”, gestita in epoca nazista dall’unico non ebreo del ghetto, che aiutava gli ebrei a sopravvivere fornendo loro medicinali e tranquillanti.

I tranquillanti servivano anche ad addormentare i bambini per poterli portare nel vicino campo di lavoro forzato, senza che i Tedeschi se ne accorgessero.memoria2

La mattina del terzo giorno abbiamo visitato Auschwitz, dove siamo stati accolti dai resti di un vecchio binario, oggi utilizzato come marciapiede.

Una guida del campo ci ha portati attraverso i vari blocchi di Auschwitz, al cui interno c’erano delle immagini agghiaccianti: oltre al tristemente famoso cancello sopra il quale si trova la scritta “Arbeit macht frei” (il lavoro rende liberi), abbiamo visto fotografie di alcuni prigionieri trovati il 27 gennaio 1945, ridotti pelle ed ossa a causa della denutrizione, oggetti requisiti ai prigionieri, tra cui valigie, pettini, stoviglie, scarpe, vestiti, protesi, capelli. Sì, capelli, che poi furono usati per realizzare le uniformi per i generali tedeschi. Continua a leggere In treno per la memoria

Viaggio di istruzione a Napoli

INFOGRAFICA

Dal caffè sospeso al teatro inglobato: un viaggio tra i vicoli di Napoli

Un detto italiano recita “vedi Napoli e poi muori”, ma dopo cinque giorni trascorsi in questa città, credo che chiunque sarebbe d’accordo sul fatto che in questa città molto è dal caffèdegno di essere vissuto.

Il centro di Napoli è un’avventura che non ha nulla a che fare con una passeggiata a Milano; si comincia dallo slalom tra i motorini che sfrecciano tra le persone e ci si perde nelle tante vie affollate di negozi, bar e pizzerie.

Proprio in queste vie, in questi bar, è comune un’iniziativa sconosciuta nel resto del mondo: regalare un caffè al prossimo.

Il caffè sospeso è in realtà un’usanza nata a Napoli durante la Seconda Guerra Mondiale: per solidarietà in un momento critico della storia italiana, chi poteva, pagava alla cassa il proprio caffè e ne aggiungeva un altro da lasciare in sospeso, destinato a chiunque lo chiedesse. Negli attuali anni di crisi economica l’iniziativa è stata ripresa, e si è diffusa in altre città della penisola, offrendo agli italiani un motivo concreto per essere orgogliosi del proprio paese. Negli ultimi tempi hanno aderito anche tre bar all’estero, uno in Spagna, uno in Svezia e uno in Brasile. L’idea ha addirittura valicato i confini dei bar: si fa anche in una pizzeria napoletana, e nei negozi di una catena di librerie, la Feltrinelli, che offre così aiuto gratuito anche alla mente di chi è in difficoltà.Napoli sott3

Continuando la passeggiata in questo pittoresco contesto, a pochi passi da Via dei Tribunali, non lontano da San Gregorio Armeno e dall’entrata di Napoli Sotterranea, c’è Napoli sott2un piccolo appartamento a livello stradale, all’interno del quale, è possibile visitare un sito affascinante, considerando che è stato inglobato dai palazzi circostanti: i resti dell’antico Teatro Romano, anche conosciuto come Teatro di Nerone. Una volta entrati nell’appartamento, ci si ritrova in una normale camera da letto; ma, spostando il letto, una botola permette l’accesso alla parte di teatro visitabile: questa consiste in ciò che resta della Summa Cavea, ovvero l’anello superiore del teatro, dove è possibile ammirare la parte anteriore del palcoscenico rivestito di opus reticulatum. Con un po’ di fantasia si può immaginare anche il resto del teatro, ormai inglobato dai caseggiati moderni.

Napoli è una realtà a sé, ed è molto più di come la dipingono, è molto più di paranzini e spazzatura: Napoli è mistero ed avventure tutte da scoprire.

Beatrice Pestoni, 3^DLS

Napoli tra miti e superstizioni

Napoli, fin dai tempi antichi, vanta una straordinaria raccolta popolare di miti e superstizioni.

La più famosa è la leggenda della sirena Parthenope che approdò a Castel dell’Ovo, diventando la dea protettrice della città.

Su tale luogo vi è una credenza popolare: si pensa che il poeta Virgilio vi abbia nascosto un uovo magico in grado di proteggere tutti gli abitanti di Napoli dalle sventure. Continua a leggere Viaggio di istruzione a Napoli

Piccole armi contro un grande nemico

Quando a qualcuno viene diagnosticato un tumore, di qualsiasi tipologia, inizialmente è preso dalla disperazione e gli sembra che il mondo gli crolli addosso. Poi, pian piano, riflettendo ripone le speranze nella medicina e nelle nuove tecnologie.

Il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) essendo una struttura innovativa e tecnologicamente avanzata rappresenta appunto un’ancora di salvezza per molti malati oncologici. Il CNAO è infatti l’unico centro di adroterapia in Italia per il trattamento di tumori radio resistenti o non operabili mediante l’uso di protoni (cioè gli unici adroni stabili) e ioni carbonio.

La storia del CNAO è iniziata nel 1991, quando l’allora Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) propose un finanziamento per iniziare lo studio di un acceleratore che fosse in grado di accelerare sia protoni che ioni leggeri da utilizzare nella nuova terapia dei tumori profondi.

Nel 1995, per sviluppare l’adroterapia in Italia e in Europa, si convinse la Direzione del CERN dell’opportunità di progettare un sincrotrone per ioni carbonio e protoni ottimizzato per le terapie tumorali. Questo studio fu completato nel 2000 e si è poi evoluto nella versione CNAO definitivamente realizzata a Pavia e inaugurato il 15 Febbraio 2010.

Il rapido progresso tecnologico degli ultimi anni ha portato ad un’evoluzione di tutti i settori della medicina, ma una grande opportunità di guarigione è rappresentata dall’adroterapia che utilizza nuclei atomici (cioè ioni) e protoni che sono soggetti, oltre che alla forza debole, anche alla forza detta ‘nucleare forte’ e per questo motivo sono chiamati adroni (dal greco adrós, forte), da cui il termine adroterapia.

I vantaggi dell’adroterapia rispetto alla radioterapia tradizionale sono molti.

Il rilascio di energia (e quindi la distruzione delle cellule) è selettivo ed efficace e colpisce maggiormente le cellule tumorali con il vantaggio di minimizzare la distruzione dei tessuti sani.

Il fascio di particelle adroniche resta collimato man mano che esso penetra nel materiale biologico; l’elevata collimazione dei fasci di adroni permette una ulteriore minimizzazione del danno ai tessuti sani.

Se in alcuni tumori “radio-resistenti” con la radioterapia tradizionale non si hanno vantaggi significativi perché il danno al DNA è modesto, usando invece la terapia con ioni carbonio il gran numero di rotture permette di agire con più efficacia.

L’insieme di questi tre vantaggi comporta un’ efficacia distruttiva notevole sui tessuti biologici, ragion per cui il bersaglio (tumore) deve essere posizionato con una precisione millimetrica, assai più elevata rispetto alla radioterapia tradizionale. È bene specificare che, essendo l’adroterapia una terapia relativamente giovane, le indicazioni consolidate sono ancora limitate a tumori solidi, non infiltranti e fissi e a tumori rari scarsamente responsivi alle tecniche di radioterapia convenzionale: i melanomi dell’uvea, i tumori della base del cranio e della colonna, dei seni paranasali, delle ghiandole salivari e alcuni tumori solidi pediatrici.

Attualmente il numero dei pazienti trattati è ancora limitato ma l’intenzione è di arrivare a trattare circa 3000 pazienti all’anno e quindi accrescere notevolmente le possibilità dei malati di accedere a questa nuova cura. Inoltre, presso il centro di Pavia, nella sala sperimentale, nelle aree dedicate e nei laboratori, si effettuano anche attività di ricerca per migliorare le conoscenze a livello medico e anche di altri campi scientifici.

Questa nuova terapia rappresenta l’arma con cui molti pazienti oncologici sperano di poter sconfiggere il temibile nemico che li sta attaccando.

Elena Emmanueli 3^DLS

Un detective chiamato genetista

La genetica è la branca della biologia che studia i geni, l’ereditarietà e la variabilità genetica negli organismi viventi. Ne fu precursore il monaco ceco Gregor Mendel (1822-1884) che fece le sue prime scoperte attraverso esperimenti con le piante di pisello odoroso. Da allora molti studiosi si sono interessati e dedicati a questa scienza che è in continua evoluzione e ha portato a importantissime scoperte quali il sequenziamento del genoma umano nel 2003.Oggigiorno i genetisti sempre più spesso vengono consultati per diversi campi oltre alla medicina come l’agraria e la medicina forense.

Ne discutiamo con la dottoressa Silvia Camanini del laboratorio di genetica medica dell’Università di Pavia. La dottoressa, originaria della provincia di Bergamo, è arrivata a Pavia da studentessa e dopo la laurea in biologia si è specializzata in genetica medica.

  1. Di cosa si occupa principalmente?

Mi occupo della diagnostica relativa alla citogenetica convenzionale applicata alla diagnosi prenatale. In pratica, nel mio laboratorio, giungono campioni biologici quali liquido amniotico e villi coriali da cui ricostruisco, per ogni singolo feto, il cariotipo o mappa cromosomica che è data appunto dal numero e dalla morfologia dei cromosomi.

  1. In cosa consiste il suo lavoro?

Come dicevo, dai campioni biologici che pervengono quotidianamente, non solo dall’ospedale di Pavia ma anche da centri di altre province, alcuni colleghi procedono ad allestire delle colture cellulari con tecniche e terreni specifici. Dopo tempi tecnici prestabiliti, preparano dei vetrini che io processo colorandoli con un genetistacolorante fluorescente che si chiama quinacrina. Successivamente li analizzo per mezzo di un microscopio ottico collegato ad un computer. La colorazione mi permette di identificare e appaiare i cromosomi omologhi che riconosco dalla dimensione, dalla posizione del centromero e dai bandeggi.

  1. Quali sono le malattie/mutazioni genetiche più frequenti?

Ce ne sono diverse ma le più note sono:

  • La trisomia 21 meglio conosciuta come sindrome di Down. E’ una malattia genetica dovuta ad un’alterazione nel numero dei cromosomi; chi ne è affetto presenta tre cromosomi 21 invece che due.
  • La fibrosi cistica, un’altra malattia genetica dovuta invece ad una mutazione sul gene FC del cromosoma numero 7.
  • La distrofia muscolare di Duchenne e di Becker, che sono tra le malattie genetiche neuromuscolari degenerative più diffuse.
  • La corea di Huntington è la più frequente malattia a causa genetica nei quadri clinici neurologici.
  • L’anemia falciforme che è una malattia genetica del sangue causata da una mutazione del gene che codifica la sintesi di emoglobina che fa assumere ai globuli rossi la particolare forma a falce.
  • La talassemia, una malattia ereditaria del sangue che comporta anemia. Ne esistono due tipi principali, alfa talassemia e beta talassemia (nota ai più come anemia mediterranea). La gravità della alfa e della beta talassemia dipende da quanti dei quattro geni per il gruppo alfa o dei due geni per il gruppo beta mancano.

Continua a leggere Un detective chiamato genetista

Sogno o son desto? Cronache del 12 aprile

Uscire senza ombrello il 12 aprile può essere rischioso, bisogna ammetterlo, ma questa volta è stato pericoloso uscire senza casco: all’inizio era pioggia, con qualche tuono in lontananza, ma in pochi minuti si è trasformata in ghiaccio che cadeva dal cielo come se qualcuno lo stesse sparando.

Chi camminava per la città ieri e non ha cercato riparo perché, guardando il cielo ha pensato “tutto fumo e niente arrosto”, oggi starà probabilmente comprando un ombrello nuovo.

Chi si trovava in auto e ha pensato di proseguire per la sua strada, oggi starà ascoltando la musichetta d’attesa dell’ufficio dell’assicuratore.

I pedoni prudenti, invece, sono corsi nei bar, a bere il quindicesimo caffè della giornata per salvare i loro ombrelli dal pericolo di essere bucati dal ghiaccio o strappati dal vento.

Gli automobilisti lungimiranti hanno accostato ovunque pur di salvare le carrozzerie delle loro vetture, anche in autostazione, come se il traffico degli autobus non fosse già abbastanza.

Scene quasi apocalittiche, ma soprattutto rovesci climatici così repentini che IMG_3543sembrano usciti dritti da “The Day After Tomorrow”, con la differenza che in quel caso si tratta di un film di fantascienza.

Oggi Pavia è tornata alla normalità e anche il traffico è rientrato nell’ordinario; rimane solo qualche cumulo di ghiaccio negli angoli e ai lati delle strade, proprio come a dicembre, proprio come dopo una nevicata.

Beatrice Pestoni 3^DLS

                                                                                                        

LA DONAZIONE DEGLI ORGANI

Giorno 20 febbraio, si è tenuto, presso I.T.I.S. “G. Cardano” di Pavia, un incontro sulla donazione degli organi e sui danni prodotti al nostro corpo in seguito ad alcune cattive abitudini come fumare o bere. All’incontro hanno partecipato alcune delle classi dell’Istituto come la 2^CM, difatti la dottoressa Zanierato, del reparto di rianimazione del Policlinico S.Matteo, che ha organizzato l’evento ha definito queste classi come “fortunate di poter assistere a questo progetto”. La dottoressa è una delle principali collaboratrici di AIDO, l’associazione da cui è partita tutta l’iniziativa e che si occupa della donazione degli organi. Dopo l’ arrivo nell’Aula Magna dell’Istituto di tutte le classi coinvolte, la dottoressa si è presentata, ha presentato tutti i suoi collaboratori, ha spiegato a tutti il motivo per cui si trovavano lì in quel giorno. Il tutto è stato accompagnato da filmati sia per cercare di attirare sempre più l’ attenzione sia per rendere il messaggio il più chiaro possibile. Ad un certo punto, ci ha detto: “Un giorno è arrivata in ospedale una bambina che faceva molta fatica a respirare e che i genitori avevano deciso di portare in ospedale, perchè quasi in fin di vita, nella speranza di trovare una soluzione a questo problema. Fortunatamente quella bambina è riuscita a ricevere degli organi sani da un donatore e ha ripreso dopo qualche tempo una vita normale”. Continua a leggere LA DONAZIONE DEGLI ORGANI

Un gioiello nascosto

Lo scorso 14 aprile gli studenti della 3 ^CLS dell’Istituto ITIS Cardano di Pavia si sono cimentati nel raccontare la storia del Palazzo Malaspina, storico edificio pavese situato nei pressi dell’omonima via. Grazie al progetto “Cittadini a Palazzo”, che ha coinvolto anche le scuole superiori Bordoni, Taramelli-Foscolo e Volta, i ragazzi si sono perfettamente calati nel ruolo di guide ed hanno accompagnato i visitatori alla scoperta del palazzo settecentesco.

Il primo gruppo che ci ha accolto e che aveva il compito di introdurre la visita, ha brevemente illustrato la vita di Luigi Malaspina, nobile letterato nato nel 1754 le cui opere sono ancora oggi conservate nel castello Visconteo.

Ascoltando le giovani guide e osservando l’edificio, ci ha colpito l’ architettura a pianta quadrilatera ed il portico suddiviso da cinque campate. Proseguendo il percorso ci siamo imbattuti nello scalone suddiviso in due rampe, nel mezzo delle quali è collocata la statua del filosofo Diogene che regge una lanterna, il cui significato è simbolico, ovvero rappresenta la ricerca del vero. Un aspetto che ci ha stupito è stata la decorazione delle pareti adiacenti allo scalone, le quali, con il loro effetto tridimensionale, illudono lo spettatore e gli fanno credere che si tratti di vero granito.

Al termine della scalinata un altro gruppo di guide ci ha condotto nelle sale interne dell’edificio, sicuramente la parte principale della visita. Abbiamo così scoperto che la maggior parte delle stanze prende il nome dal colore predominante presente, per cui si parla di Sale Verde, Gialla, Azzurra e Rossa; ma caratteristiche comuni appaiono le pareti in seta e gli effetti tridimensionali creati dalla pittura.

I ragazzi ci hanno inoltre raccontato alcune curiosità inerenti alla camera presidenziale e alla sala del biliardo. La prima funge da alloggio per il Presidente della Repubblica o comunque per alte cariche dello stato come ad esempio il Presidente del Senato, nel caso di visite ufficiali a Pavia; mentre nella seconda vi è un tavolo da biliardo che aveva uno scopo insolito: i potenti, mentre si intrattenevano con questo gioco, discutevano di questioni politiche, in modo da poter raggiungere un elevato livello di concentrazione.

Terminato il percorso al primo piano, siamo stati riaccompagnati al piano terra e, dopo essere stati assegnati a delle nuove guide, ci è stata presentata la Sala delle Conferenze attraverso la quale si può accedere al giardinetto sul retro. Da questo punto è possibile ammirare la facciata posteriore del palazzo, la quale è divisa in tre parti, di cui solo quella centrale è decorata.

L’iniziativa della 3 ^CLS e la disponibilità dei ragazzi nel rispondere alle nostre domande e a quelle di tutti gli altri visitatori sono state produttive, dal momento che questi ultimi hanno superato le 170 presenze solo nella giornata di sabato 14 aprile.

Alberto Gualandi e Chiara Cantù 3^ DLS

“Cittadini a Palazzo”: l’antica dimora Malaspina raccontata dagli studenti pavesi

IMG-20180409-WA0003

Pavia, 9 Aprile

“Ripongo tanta attesa e tante speranze in questo progetto, perché quando si parla di giovani la parola speranza è la parola d’ordine”.IMG-20180409-WA0000

Così il Prefetto di Pavia, dr. Attilio Visconti, apre la conferenza di presentazione del progetto “Cittadini a Palazzo”, nato dalla collaborazione tra le autorità del territorio pavese e le scuole superiori Bordoni, Cardano, Taramelli-Foscolo e Volta. L’iniziativa vede come protagonisti gli studenti degli istituti di Pavia che, nei giorni 14-15 Aprile e 5-6 Maggio, diventeranno delle vere e proprie guide all’interno del settecentesco Palazzo Malaspina, normalmente non accessibile al pubblico. In questa veste accompagneranno i cittadini alla scoperta di uno dei gioielli del territorio pavese con l’obiettivo di sensibilizzarli alla riscoperta anche di altri luoghi d’interesse storico e artistico delle città come Palazzo Olevano e Palazzo Mezzabarba, sfida lanciata in corso di conferenza dalla dr.ssa Milena D’Imperio, vicepresidente della Provincia. Continua a leggere “Cittadini a Palazzo”: l’antica dimora Malaspina raccontata dagli studenti pavesi

LA CHIMICA DELL’INCHIOSTRO

È difficile pensare ai libri: è raro che a un adolescente venga in mente un insieme di pagine scritte, una libreria o, addirittura, una biblioteca.

Un libro è, se considerato dal punto di vista materiale, un oggetto statico e poco intrigante, un soprammobile per abbellire gli scaffali.

Immaginiamo spesso, invece, storie che vorremmo vivere, che abbiamo vissuto o che ha vissuto qualcun altro; storie meravigliose, fantastiche, spaventose, inquietanti o storie assolutamente normali. Ma queste vicende vengono dimenticate in fretta, e invece sarebbe bello che continuassero a essere ricordate da altri, che lasciassero una traccia.

È così che un mattone di carta può diventare la tana di un drago, il castello di di un cavaliere, la navicella di un alieno o persino la casa di un animale parlante. È così che il classico nero su bianco diventa emozione, passione e avventura.

Perciò abbiamo pensato di creare una sezione del giornale dedicata a lettura e scrittura, per offrire l’opportunità di esprimersi liberamente e condividere interessi comuni, senza i vincoli dei temi scolastici o dei libri assegnati dai professori.

Per i lettori una sorta di club del libro, dove lasciare recensioni che potranno essere commentate e permettere di scoprire nuovi generi e autori. Continua a leggere LA CHIMICA DELL’INCHIOSTRO

Piogge acide

Le piogge acide sono un fenomeno che si verifica in conseguenza della presenza di alcuni ossidi gassosi presenti in atmosfera  che con la caduta di acqua si sciolgono, rendendo il pH acido.

Recentemente un team di studiosi dell’università di Cambridge ha svolto una ricerca sugli effetti dannosi delle piogge acide sulle acque lacustri in seguito al fatto che negli ultimi anni alcuni laghi del Canada  hanno subito una gelificazione delle acque superficiali, provocata dalle piogge acide.

La caduta di acqua, miscelata ad ossidi ed anidridi (SO2, NO, NO2, CO2) presenti in atmosfera, genera una miscela che al contatto con la superficie ha come effetto l’eliminazione dei depositi di calcio presenti nel terreno; quando si verifica questo evento in prossimità di un lago, l’effetto che ne consegue è il declino di una parte della popolazione batterica dell’ecosistema (in particolare ne sono soggetti alcuni plancton ricchi di calcio come la Daphnia, note come pulci d’acqua), e la proliferazione di altre specie come Holopedium Gibberum, uno zooplancton che non necessita di calcio e che ha una consistenza gelatinosa.

I danni apportati all’ecosistema del lago non sono facilmente reversibili fino a che si verificherà un nuovo aumento della concentrazione di calcio dovuto all’erosione naturale delle rocce presenti nel sottosuolo.piogge1

Monossido di carbonio

Il monossido di carbonio ha formula CO e si forma in conseguenza ad una combustione incompleta, ad esempio in un motore a scoppio a benzina o in un sistema di riscaldamento domestico.

Il CO è fortemente tossico per l’uomo dato che  ha una forte affinità con piogge2l’emoglobina e prende il posto dell’O2, provocando nelle vittime del monossido di carbonio un colorito rosso causato dalla reazione con il pigmento del sangue.

Molti processi industriali comportano la formazione di monossido di carbonio: la formazione dell’acciaio tramite la reazione di carbon coke e minerali di ferro, la distillazione del petrolio; anche la produzione di carta e legno produce come scarto CO dovuto al recupero di prodotti chimici pregiati.

Nella città la principale causa di emissioni di CO è il traffico: le automobili quando sono costrette a lavorare a bassi regimi producono molto CO che ovviamente si sparge per le strade e viene respirata dalle persone. La prolungata esposizione può comportare prima problemi psico-motori e può portare, dopo periodi di esposizione medio lunghi, al coma per asfissia e poi alla morte. Continua a leggere Piogge acide