Category Archive: Arte al castello

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Lo sguardo che indaga: la corrosione del male

Nel piano terra dei Musei Civici, presso il Castello Visconteo, nella sezione delle “Testimonianze scutoree dell’antica Ticinum” è presente una statua che ha colpito la nostra attenzione.

Abito maschile, labbra corrose e matassa al collo… questo è il Muto dall’accia al collo. Ma chi è questo personaggio misterioso?

Nella Pavia del I secolo d.C. un giovane pescatore aveva ricevuto in regalo dal padre una rete rivelatasi magica perchè era in grado di pietrificare tutti i pesci che ne venissero a contatto. Se appena buttata in mare sembrava pescare solo pietre, una volta tirata a riva e liberati i sassi dalle sue maglie, questi si trasformavano in pesci. Ogni notte il ragazzo si recava a Ticino con la sua barca e, dopo lunghe ore di lavoro, tornava a casa con un ricco bottino di pesci.

Tra i tanti pavesi incuriositi, che ogni giorno guardavano il pescatore, vi era la bella figlia di un Centurione romano. I due si innamorarono e vissero per sempre felici e contenti…

No aspettate… non fu così che andò. Come in ogni fiaba che si rispetti, entra in scena la matrigna cattiva della situazione, una donna perfida e superba che, venuta a sapere della relazione tra la fanciulla e il pescatore, le proibì di vedere l’innamorato. Ma il loro amore era troppo forte e non badarono agli ostacoli della matrigna; i due iniziarono così a incontrarsi di nascosto. La matrigna, in preda al dubbio, decise di indagare, così, indossata la toga del marito, uscì di casa per scoprire se i suoi sospetti fossero fondati e allontanare definitivamente i due giovani. La donna, nascostasi vicino al luogo dell’appuntamento, scorse i due innamorati in un loro momento di tenerezza e… boom! Balzò fuori dal nascondiglio.c

La fanciulla riconobbe subito la toga del padre e gettò un urlo, al quale il giovane rispose prontamente gettando sulla matrigna la sua rete da pesca. La donna, tramutasi immediatamente in pietra, cadde a terra e rotolò nelle acque del fiume mentre la rete le si avvolgeva attorno al collo a mo’ di matassa… un vero colpo di scena!

Ma la storia non finisce qua.

Il padre del pescatore, secondo la leggenda, nascose la statua e il tempo e le acque iniziarono a corroderne le sembianze (da cui deriva il termine “muto”), così la perfida donna rimase sconosciuta e muta per sempre. Dopo migliaia di anni, in cui il Ticino aveva accolto il suo corpo, la statua fu ritrovata e oggiggiorno essa è conservata nei Musei Civici del Castello di Pavia.

La testa che troviamo oggi sulla statua del Muto dall’accia al collo non è pertinente perchè, secondo alcune teorie, essa fu aggiunta in seguito.

A Pavia è presente una via dedicata a questa leggenda, denominata VIA DEL MUTO DALL’ACCIA AL COLLO.

E voi conoscevate questa leggenda nascosta all’interno delle mura pavesi???

Articolo a cura di:
Rebecca Cigognini e Valentina Preti classe 3^CL
IIS Cairoli, Pavia

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Un viaggio nell’arte rinascimentale

IMG_9586Visita guidata della Pinacoteca Malaspina a cura dei ragazzi della classe 4^CL dell’ Istituto Adelaide Cairoli di Pavia.

In occasione della manifestazione Scienza U18 “Arte e Scienza”, alcuni ragazzi della 4^CL si sono occupati della presentazione delle opere presenti all’interno della Pinacoteca Malaspina, nata grazie alle donazioni provenienti da collezioni private.

Gli studenti si sono soffermati sulla descrizione di una serie di quadri appartenenti al periodo rinascimentale e su due modellini del Duomo di Pavia, risalenti uno al XV secolo e l’altro all’Ottocento.

L’opera che ha colpito maggiormente il pubblico è la “Pala Bottigella” di Vincenzo Foppa, raffigurante una sacra conversazione, dipinta in tempera su tavola.

Anche il modellino in legno del Duomo, realizzato da Giovan Pietro Fugazza, ha interessato molto i visitatori, soprattutto i più piccoli,  che sono rimasti impressionati dalla sua grandezza e maestosità.

I ciceroni sono riusciti a rendere la visita piacevole e interattiva ricevendo una risposta positiva da parte del pubblico.

Articolo a cura di:
Giorgia Calia e Aurora Scarpellini
IIS Cairoli di Pavia.

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I longobardi a Pavia

image1Visita guidata realizzata da:
3^BL dell’Istituto A. Cairoli di Pavia

Nella giornata di oggi, 9 Maggio 2019, presso il Castello Visconteo di Pavia, si è tenuta la visita guidata all’esposizione permanente sul popolo longobardo insediatosi, a Pavia nel VI secolo, eleggendola  capitale del regno. I Longobardi non realizzarono opere di grandi dimensioni, bensì piccoli oggetti trasportabili facilmente e armi. In particolare, alcuni monili sono stati ritrovati nel fiume Ticino durante la ricostruzione del ponte Coperto a metà Novecento. Tra essi sono individuabili collane di pasta vitrea e anelli, orecchini e bracciali realizzati in oro. La maggior parte dei gioielli presenta le tipiche tecniche longobarde di incisione a sbalzo e incastonatura di pietre preziose: dall’elegante lavorazione si deduce che fossero destinati a persone di alto rango. Appartenenti all’esercito, invece, sono la sella pieghevole, gli elmi e le spade in ferro e in rame.

Articolo a cura di:
Anita Dozio e Martina Pastore
4^CL I.I.S. “A. Cairoli di Pavia”