FARE UNO SCAMBIO CULTURALE

Ecco la mia esperienza

Mi chiamo Micaela, ho diciassette anni e vengo dall’Argentina. Questa è la presentazione della mia esperienza e delle motivazioni che mi hanno portato in Italia, simili senz’altro a quelle di tanti altri giovani che partecipano a scambi interculturali.

Nel mio caso, mi sono trasferita in Italia per sei mesi e già sono qui da circa tre. Sto frequentando il Liceo delle Scienze Applicate all’Istituto Cardano, ma in Argentina mi sono già diplomata al liceo e, al mio ritorno, mi iscriverò alla Facoltà di Giurisprudenza.

La scuola: uno dei dubbi più grandi che emergono nel momento in cui si pensa di aderire ad un progetto di scambio… Saranno disponibili i nuovi compagni? Mi farò qualche amico? Risulterò simpatica? Queste e tante altre sono le domande che ci si pone e che non trovano risposta fino a quando l’esperienza non è vissuta.

Gli stessi dubbi riguardano anche la famiglia ospitante. Ma a differenza dei

La mia famiglia ospitante
La mia famiglia ospitante

compagni di scuola, le famiglie scelgono volontariamente di accogliere uno studente; questo è il bello degli scambi interculturali: loro si offrono consapevolmente. Per fortuna con la mia famiglia ospitante mi sono sentita benissimo fin dal primo giorno; è molto carina e mi ha fatto sentire veramente a casa. Secondo me, stare bene con la famiglia ospitante è importantissimo, perché la maggior parte del tempo lo si trascorre lì.

Una delle prime domande, che mi sono sentita rivolgere da tutti coloro con cui ho fatto amicizia, è perché ho scelto di imparare la lingua italiana. La mia risposta è semplice: sinceramente non sono venuta proprio per questo, ma perché  desideravo fare un’esperienza formativa all’estero. Certo questo comporta imparare l’Italiano, ma il mio obiettivo principale è crescere come persona, aprirmi al mondo vivendo a contatto con un’altra cultura, un’altra nazione.

Fare uno scambio è un’esperienza emozionante, ma è vero anche che alcune volte si incontrano difficoltà, principalmente durante le prime settimane perché si è soli, in un paese diverso, dove non si conosce nessuno. Per quanto mi riguarda, quando sono arrivata a Pavia, la mia città in Italia, mi è piaciuta subito e ora sempre di più: adoro le sue strade di sassi e di porfido, i suoi edifici antichi nel centro storico.

 Sfortunatamente, le persone che vivono qui, i pavesi, sono un po’ fredde, cosi

La mia classe
La mia classe

come il tempo che faceva quando sono arrivata il 28 gennaio scorso. Dopo tre mesi,  posso dire che già mi sono adattata, ma ho dovuto fare proprio uno sforzo per stringere amicizia e per abituarmi e capire come sono le persone qui. Magari io mi aspettavo di essere più invitata ad uscire e anche a fare qualcosa nel pomeriggio. Ma qui non è come in Argentina, non è tanto abituale uscire durante la settimana, e ancora meno in inverno. Per fortuna i miei compagni sono affabili e mi hanno veramente aiutato ad integrarmi, e a farmi sentire parte della classe.

Ho avuto anche l’opportunità di partecipare al viaggio d’istruzione a Napoli con la scuola. Poi ho conosciuto dei ragazzi che stanno effettuando  uno scambio con Intercultura nel Sud d’Italia. Mi sono così resa conto che quella differenza tra Nord e Sud di cui tanto ho sentito parlare prima di arrivare, è vera e reale. Non mi aspettavo di trovare veramente una tale diversità, che anche gli stessi italiani accettano e rilevano. Potrei dire che nel  Meridione le persone sono più aperte e più abituate a trascorrere il tempo in compagnia; capita anche che ti salutino per strada pur non conoscendoti. Invece nel Nord le persone sembrano più riservate e prese dai propri impegni;  ma col tempo si lasciano andare e dimostrano la loro simpatia e allegria. Certo che non tutti sono cosi, ma almeno la maggior parte.

Oggi, quando ormai manca poco più di un mese alla mia partenza, posso affermare che in queste settimane mi sono inserita nella vita italiana: ho imparato l’importanza del cibo e di mangiare in famiglia, in particolare a cena; mi sono abituata a raggiungere la scuola in pullman e ad essere il più indipendente possibile; riesco a bere il caffè espresso, ristretto, a colazione di mattina. Così come ho acquisito abitudini tipiche dell’Italia, ho anche iniziato ad apprezzare di più quello che ho in Argentina  e che ho lasciato per questi mesi, sia relativamente alle persone sia per quanto  riguarda le tradizioni del mio paese come l’uscire di sera con miei amici anche durante l’anno scolastico o i pranzi familiari della domenica con miei parenti. Posso dire che l’Argentina ha una grande superficie e un numero poco elevato di abitanti e, a parte poche città, la densità abitativa è bassa, per cui  la vita scorre tranquilla e meno frenetica rispetto a quanto ho sperimentato in Italia.

Ora che è tempo di bilanci, posso affermare che sono molto contenta e soddisfatta di avere scelto l’Italia come paese dove realizzare il mio scambio interculturale,  mi sento a mio agio vivendo qui. Purtroppo, tra poco dovrò tornare al mio paese e allontanarmi da tutte le persone magnifiche che ho conosciuto, ma che di certo mi porterò nel cuore insieme a tante esperienze e a tanti ricordi.

                                                                                   Micaela Silvestrini,  3^ DLS

Lascia un commento