Viaggio di istruzione a Napoli

INFOGRAFICA

Dal caffè sospeso al teatro inglobato: un viaggio tra i vicoli di Napoli

Un detto italiano recita “vedi Napoli e poi muori”, ma dopo cinque giorni trascorsi in questa città, credo che chiunque sarebbe d’accordo sul fatto che in questa città molto è dal caffèdegno di essere vissuto.

Il centro di Napoli è un’avventura che non ha nulla a che fare con una passeggiata a Milano; si comincia dallo slalom tra i motorini che sfrecciano tra le persone e ci si perde nelle tante vie affollate di negozi, bar e pizzerie.

Proprio in queste vie, in questi bar, è comune un’iniziativa sconosciuta nel resto del mondo: regalare un caffè al prossimo.

Il caffè sospeso è in realtà un’usanza nata a Napoli durante la Seconda Guerra Mondiale: per solidarietà in un momento critico della storia italiana, chi poteva, pagava alla cassa il proprio caffè e ne aggiungeva un altro da lasciare in sospeso, destinato a chiunque lo chiedesse. Negli attuali anni di crisi economica l’iniziativa è stata ripresa, e si è diffusa in altre città della penisola, offrendo agli italiani un motivo concreto per essere orgogliosi del proprio paese. Negli ultimi tempi hanno aderito anche tre bar all’estero, uno in Spagna, uno in Svezia e uno in Brasile. L’idea ha addirittura valicato i confini dei bar: si fa anche in una pizzeria napoletana, e nei negozi di una catena di librerie, la Feltrinelli, che offre così aiuto gratuito anche alla mente di chi è in difficoltà.Napoli sott3

Continuando la passeggiata in questo pittoresco contesto, a pochi passi da Via dei Tribunali, non lontano da San Gregorio Armeno e dall’entrata di Napoli Sotterranea, c’è Napoli sott2un piccolo appartamento a livello stradale, all’interno del quale, è possibile visitare un sito affascinante, considerando che è stato inglobato dai palazzi circostanti: i resti dell’antico Teatro Romano, anche conosciuto come Teatro di Nerone. Una volta entrati nell’appartamento, ci si ritrova in una normale camera da letto; ma, spostando il letto, una botola permette l’accesso alla parte di teatro visitabile: questa consiste in ciò che resta della Summa Cavea, ovvero l’anello superiore del teatro, dove è possibile ammirare la parte anteriore del palcoscenico rivestito di opus reticulatum. Con un po’ di fantasia si può immaginare anche il resto del teatro, ormai inglobato dai caseggiati moderni.

Napoli è una realtà a sé, ed è molto più di come la dipingono, è molto più di paranzini e spazzatura: Napoli è mistero ed avventure tutte da scoprire.

Beatrice Pestoni, 3^DLS

Napoli tra miti e superstizioni

Napoli, fin dai tempi antichi, vanta una straordinaria raccolta popolare di miti e superstizioni.

La più famosa è la leggenda della sirena Parthenope che approdò a Castel dell’Ovo, diventando la dea protettrice della città.

Su tale luogo vi è una credenza popolare: si pensa che il poeta Virgilio vi abbia nascosto un uovo magico in grado di proteggere tutti gli abitanti di Napoli dalle sventure.

Ai giorni nostri è, tuttavia, considerato sciocco credere ad oggetti o rituali che in qualche modo scaccino il malocchio, ma come disse l’attore e scrittore Eduardo De Filippo ”Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male”. In ogni caso, siamo in molti a lasciarci condizionare seppur involontariamente e non è raro che, anche i più scettici, tendano a star attenti a compiere determinate azioni che “portano male”.

Napoli, sotto questo punto di vista, non è secondo a nessuno.

Il simbolo per eccellenza è “o’ Curniciello”, il classico corno rosso. Si dice che, per portar fortuna, debba essere per l’appunto rosso, fatto a mano, mai acquistato ma sempre ricevuto in dono.

Celeberrima è la via di San Gregorio Armeno, dove vengono venduti centinaia di amuleti di ogni tipo.

Un fenomeno divenuto famoso in tutto il mondo è la liquefazione del sangue di San Gennaro, custodito nella cappella del tesoro di San Gennaro all’interno del duomo.

Il fenomeno avviene tre volte all’anno: nel primo sabato di maggio, il 19 settembre e il 16 di dicembre.

Se la liquefazione del sangue dovesse avvenire con successo, porterebbe ad un periodo prospero per la città; al contrario, in caso di mancato scioglimento del sangue, seguiranno settimane di malasorte.

Anche il gioco del lotto a Napoli è vissuto diversamente e più intensamente. Seppur in ogni parte del mondo le persone tentino la sorte, a Napoli si è cercato di dare un significato particolare a segni e avvenimenti accaduti durante la giornata e ad associare ad ognuno di essi un numero da giocare. Come?

Con la Smorfia, un libro che elenca i segni per ricavare i numeri vincenti.

In conclusione il tema della superstizione rende Napoli ancora più originale; sono miti e rituali ormai famosi nei costumi partenopei.

Visitando la città da turisti e osservandone le tradizioni, si può risultare infastiditi da alcuni fenomeni quotidiani, ma sono loro abitudini ed usanze, perciò bisogna adattarsi.

Cristian Perronace – Leonardo Buratti  3^DLS

“Giochi d’acqua e arredi preziosi alla Reggia di Caserta”reggia Caserta

5 piani per un’altezza complessiva di 42 metri, 1200 stanze, 1742 finestre, 34 scale, una superficie di 47.000 m2 e dal 1997 patrimonio dell’UNESCO: ecco i numeri della Reggia di Caserta, realizzata sotto la guida dell’architetto Luigi Vanvitelli e considerata l’opera sintesi del Barocco e del Neoclassicismo italiano, voluta da Carlo di Borbone per dare una degna e più sicura sede di rappresentanza al suo governo.

Entrando nella Reggia, l’attenzione è catturata dall’imponente porticato che costituisce l’ideale collegamento tra l’edificio, i giardini e il culmine della fuga prospettica, la cascata, mentre voltando lo sguardo l’imponente scalone d’onore introduce agli appartamenti reali. Tra camere, anticamere, salotti arredati con poltroncine, tavolini e arredi dorati di vario genere, si viene gradualmente introdotti alla sala in cui si prendevano decisioni determinanti per il regno dei Borbone, la sala del trono: maestosa e sfarzosamente decorata, si apre verso l’alto con l’affresco raffigurante la posa della prima pietra il 20 Gennaio 1752 ad opera di Gennaro Maldarelli ed è dominata dal trono dorato con i due leoni, segno della casata, a padroneggiare la seduta.

La Reggia offriva comfort di ogni genere ai cortigiani dai salotti per riposare e conversare oppure leggere, alle variegate sale per passare il tempo libero, tra cui una con il tavolo da biliardo, che difficilmente avremmo immaginato essere un oggetto di svago dei nobili quando oggi, in larga scala, lo collochiamo all’interno dei pub di periferia.

Passeggiando tra gli appartamenti reali si percorrono corridoi, oggi adibiti a mostre ed IMG_2102esposizioni, si scendono e salgono scale d’onore o di servizio, per i numerosi “addetti ai lavori” della corte, sempre in fermento all’epoca e oggi percorsi da migliaia di turisti. Scale e scaloni riportano nel cortile centrale da dove è possibile accedere ai giardini della Reggia e percorrerli per intero, per circa 3 chilometri, ammirando fontane maestose decorate con statue di eroi, divinità e creature mitologiche. Se non si è allenati e magari la giornata è di sole, la camminata può risultare faticosa; ma la stanchezza viene immediatamente ripagata dalla meraviglia che si prova a guardare la cascata posta in fondo ai due lunghi viali paralleli che si dipartano dal limitare settentrionale del giardino all’italiana collegando al giardino all’inglese. Percorsi i viali e giunti alla cascata, se si volgono le spalle i giochi d’acqua e si ammira in lontananza la reggia, la vista risulta sublime.

IMG_2099

Il culmine della tranquillità e della pace la si vive camminando invece tra i sentieri del giardino all’inglese caratterizzato dall’apparente disordine naturale di piante, corsi d’acqua, laghetti e “rovine” secondo la moda del tempo, derivata dagli allora recenti scavi pompeiani. Gli specchi d’acqua, le ninfee, le cascate, le varietà botaniche ricordano i giardini orientali, luoghi di meditazione: i cortigiani potevano così concedersi momenti di serenità all’interno del parco, per staccare dalla vita frenetica della Reggia.

Andrea Villani, 3^DLS

Stazione di Toledo, un mondo tutto da scoprire

Toledo1

Il quartiere San Giuseppe comprende due parti, una sotterranea e una superficiale: un mondo a parte che si differenzia da altre zone della città di Napoli; infatti, sia via Toledo sia la metropolitana sono oltremodo luminose, pulite e ordinate.

Via Toledo è una delle zone più frequentate del capoluogo campano; lungo la strada vi sono numerosi negozi prestigiosi che ricordano corso Buenos Aires a Milano, ma attorno a questa via principale si aprono i numerosi vicoli dei quartieri spagnoli, famosi purtroppo per i fenomeni di criminalità che vi avvengono.

Al di sotto di quest’area, importante per lo shopping e lo svago, vi è la stazione della metropolitana Toledo, una delle più originali e più belle in Europa tanto che nel 2013 le è stato assegnato il premio “Emirates Leaf International award” come “Public building of the year”, mentre nel 2015 il premio “International Tunneling Association: Oscar delle opere in sotterraneo”.

La stazione, progettata dall’architetto spagnolo Oscar Tusquets, è stata inaugurata il 17 settembre 2012. Chiunque soggiorni anche per un breve periodo a Napoli non può esimersi dal visitarla tanto è diventata famosa e ne rimane affascinato se non rapito per il dedalo di scale e corridoi immersi nella luce soffusa.

Una volta lasciati i binari il viaggiatore attraversa la galleria del mare, un corridoio tappezzato di pannelli che raffigurano onde increspate. Proseguendo, arriva alla scala Toledo2mobile lungo uno spazio le cui pareti e il soffitto sono interamente ricoperte da tessere di mosaico bianco e blu, che fanno pensare al mare; i muri laterali presentano delle strutture in rilievo a forma di onda, mentre un pilastro ricorda lo zampillo di una fontana. Sopra le scale mobili il passeggero viene attirato da un lucernario azzurrognolo di forma cilindrica all’interno del quale si susseguono giochi di luce che paiono onde in movimento. In cima alle scale mobili il colore blu lascia posto al giallo ocra ad indicare il passaggio dal mare alla terra. Avvicinandosi, il visitatore può ammirare un mosaico raffigurante una tipica scena napoletana in cui sono presenti riferimenti a Pompei e al Vesuvio, mentre sullo sfondo sono rappresentate le mappe topografiche della città.

Ritornato in superficie e lasciatosi alle spalle quel saliscendi multicolore, si ritrova catapultato al centro del largo delimitato dall’incrocio di via Toledo e via Diaz, dove tre strutture esagonali rivestite di tasselli blu e ocra, permettono alla luce solare di penetrare nell’atrio della stazione sottostante. Il colore dei mosaici anticipa il colore principale della stazione stessa.

Non si può che rimanere colpiti dalla fermata Toledo, dall’inventiva di chi l’ha progettata e costruita poiché l’ha resa davvero unica nel suo genere, una vera e propria opera d’arte dove il viaggiatore s’immerge in un percorso sospeso tra sogno e realtà.

Giulia Barattieri e Elena Emmanueli 3^DLS

Pizza, fritto, zeppole, sfogliatelle e babà: alla scoperta della tradizione culinarie napoletane.

spec. culinarie

Quando si sente parlare della città di Napoli, sicuramente la prima immagine che compare nella mente è la tradizione culinaria. Un vanto della città è infatti la pizza, che il 5 Febbraio 2010 è stata dichiarata dall’Unesco come Patrimonio immateriale dell’umanità.

Un modo tradizionale di gustare la pizza a Napoli è quello di piegarla in quattro, insieme ad un tovagliolo, in modo tale che sia possibile consumarla in strada. Questo modo viene chiamato “a portafoglio”. Usanza particolare, e raramente diffusa nelle città del Nord Italia, è proprio quello di vendere direttamente sulla strada prodotti tradizionali e tipici di Napoli. Molto probabilmente questa pratica fa sì che i turisti vengano maggiormente attratti e portati ad acquistare gli invitanti e profumati prodotti mostrati.

Ma non solo il salato fa gola ai visitatori, perché vengono messi in mostra anche dolci come sfogliatelle e babà, davanti ai quali risulta impossibile resistere. Chissà se anche i napoletani sono attratti da tutte queste pietanze come falene davanti alla luce di una lampadina, oppure prediligono un’alimentazione più sana.

In ogni caso, la tradizione culinaria napoletana è una delle più particolari e deliziose che il nostro paese possieda e conserva tutt’oggi un repertorio di piatti, ingredienti e preparazioni che ne caratterizzano una identità culturale inconfondibile.

Francesca Manara, 3^DLS

Pompei: storia di una città figlia del Vesuvio

pompei2

Pompei, oggi, è una meta turistica che attira milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo.
I primi scavi nell’area pompeiana iniziarono nel 1748 e continuarono nel tempo; ma non si possono ancora considerare conclusi, perché solo una parte dell’antico agglomerato è oggi visibile.

La città nacque in seguito a migrazioni di abitanti dalle terre dell’Egeo che formarono un primitivo insediamento ai piedi del Vesuvio. Il primo regolare impianto urbanistico risale al IV secolo a C, periodo durante il quale la città divenne alleata di Roma. Nel I secolo a C ottenne le piena cittadinanza, ma già dal II secolo a C la coltivazione intensiva della terra, fertile e ricca di minerali, grazie alla vicinanza del Vesuvio e la conseguente massiccia esportazione di olio e vino, avevano portato ricchezza e un alto tenore di vita.
Nel 79 d.C. Pompei fu colpita dall’eruzione del vulcano che la seppellì sotto una coltre di cenere e lapilli di altezza variabile dai cinque ai sette metri; al momento dell’eruzione molti edifici erano in fase di ricostruzione a causa del sisma avvenuto pochi anni prima.
A seguito del fenomeno vulcanico la città non riuscì più a riprendersi e a tornare allo splendore, infatti il territorio pompeiano fu caratterizzato dopo il 79 d C da una bassa densità di abitanti.

Percorrendo oggi le vie dell’antica Pompei è possibile notare il tipico assetto urbanistico romano caratterizzato da un reticolo di strade che si sviluppa attorno alle vie maggiori, costituite da due cardini e due decumani, dalla presenza di un foro, da un anfiteatro, dalle terme e da diversi templi. All’interno della città non era presente una rete fognaria, perciò i cittadini erano costretti a gettare i liquami nelle strade: ecco perché esse erano delineate da alti e ampi marciapiedi, comunicanti tra loro tramite grandi blocchi di pietra di forma ovoidale, posti al centro della carreggiata e adibiti al passaggio pedonale, osservabili ancora oggi. Per questo motivo, ma anche per ragioni pompei1economiche, nessun mercante poteva entrare nella città con il proprio carro, ma doveva noleggiare un carro particolare a una delle porte esterne.
Ogni quartiere della città era caratterizzato da una fontana che dava il nome al quartiere stesso e che veniva ricordato da un simbolo che vi veniva scolpito, come un animale o una divinità. Le fontane, inoltre, facilitavano anche l’orientamento delle persone che si spostavano da un quartiere all’altro.
Lungo le vie di Pompei sono visibili ancora oggi le abitazioni, che potevano essere grandi o piccole, con pareti affrescate o meno, a seconda del ricchezza del proprietario; pompei3ma si possono distinguere anche botteghe, lupanari, osterie e terme. Ma se il turista può ammirare l’intrico di vie, gli edifici pubblici e privati, le ville patrizie e le case popolari e immaginarsi la vita frenetica che animava questi luoghi è perché, paradossalmente, proprio il Vesuvio ne ha decretato la morte con la sua tremenda eruzione, ma ne ha anche permesso la conservazione attraverso una spessa coltre di cenere e lapilli.

Cristian Ugolini – Gabriele Lamberti 3^DLS

Lascia un commento