De Andrè

Fabrizio De Andrè – Principe Libero

A quasi vent’anni dalla sua scomparsa De Andrè continua a conquistare il pubblico: sono 6 milioni e 200 mila gli spettatori davanti alla tv per la seconda puntata della fiction “Principe Libero”.

La miniserie televisiva durata due puntate, diretta da Luca Facchini, con Luca Marinelli nei panni del cantautore genovese, mette in scena il racconto di una personalità unica che ha segnato la storia della canzone e della cultura italiana.

“Io sono un principe libero e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare” è una citazione del pirata britannico Samuel Bellamy, scritta nelle note di copertina di un disco di Fabrizio De André, “Le nuvole”.

“Principe” e “libero” sono due parole che, accostate, raccontano in modo efficace De Andrè: il magnetismo e il naturale distacco di un principe, sempre pronto a raccogliere e ad appassionarsi alle storie dei diversi, degli ultimi, e a farne parabola e canzone; la ricerca della libertà e il racconto di un viaggio fatto “in direzione ostinata e contraria”, per usare i versi della sua canzone “Smisurata Preghiera”, che lo hanno reso il testimone dell’uomo e della sua imperfezione, promuovendone valori come la tolleranza, il perdono, la comprensione, il rispetto e, soprattutto, l’amore.

Il film è l’umana avventura del suo protagonista, dall’infanzia ai capolavori della maturità, passando attraverso il racconto degli anni di Genova, contornato dagli amici più cari come Paolo Villaggio e quelli più distanti come Luigi Tenco, interpretato in modo eccellente da Matteo Martari. Seguono i primi successi: Mina che porta in televisione la sua “Canzone di Marinella”, le prime esibizioni dal vivo, l’incontro con Dori Ghezzi, la vita da agricoltore in Sardegna fino alle drammatiche pagine del rapimento e al ritorno sulle scene.

Questione spinosa è quella relativa alla rappresentazione sullo schermo di personaggi noti, realmente esistiti, magari anche molto amati.

Da un lato ci sono le questioni legate all’immagine: non è facile, infatti, evitare nella ricostruzione un effetto un po’ goffo; ma il volto dell’attore è quello di un Marinelli che da lontano, o nella penombra, è identico a De André in maniera impressionante, un Marinelli che non cerca di imitare, di calcare e si distanzia da Faber, magari infilando nel parlato qualche intonazione romanesca, non apprezzata da tutti e oggetto di dibattito sui social.

 Tutto sommato la fiction funziona, perché prende un grande cantautore, un poeta, un artista diventato un’icona, e lo racconta tenendo ben presente la differenza e la distanza che ci sono tra la vita reale e la raccontata, tra la persona e il personaggio.

Passa tutto tra le note delle canzoni di Dè Andrè, quelle giuste, mai troppo scontate, mai troppo sbandierate, sempre al servizio del racconto e non il contrario.

Passa, e delinea un ritratto che magari potrà non piacere ai più grandi fan dell’artista, ma che è puro De André nella sua voglia di essere libero e diverso, di indagare e conoscere quello che gli altri hanno tralasciato, così come la Rai ha tralasciato gli ultimi minuti del film, tagliando bruscamente l’essenza di tutto, l’ultima performance live di De Andrè del suo capolavoro, “Bocca di Rosa”.

 

                                         Beatrice Pestoni, 3^DLS

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