foto babygang

Babygang, il fenomeno che dall’America è volato anche in Italia

Baby gang.

Non so voi ma questi due termini insieme mi è difficile collegarli in qualche modo all’Italia, alla nostra penisola. Danno molto di più l’idea di uno di quei violenti gruppi di giovani ribelli che si trovano nel Bronx, a New York, o nelle banlieue parigine di cui tutti abbiamo sentito parlare. Ma la verità, purtroppo, è che questo fenomeno sta causando vittime in numerose città italiane, come Napoli, Torino e Genova. Prima di questi avvenimenti, non sapevo nemmeno che esistesse una differenza tra il bullismo e le babygang. Mentre il primo è strettamente legato all’ambiente scolastico, la babygang è un vero e proprio gruppo rigidamente strutturato nei ruoli, che commette azioni criminali, prevede dei “rituali di passaggio” e delle “prove di coraggio” per potervi entrare. L’unica differenza con l’America è che qui le “compagnie” non presentano un’organizzazione così duramente gerarchizzata. Tuttavia lo scopo, o per meglio dire il risultato ottenuto, è sempre lo stesso. Si tratta di violenza ingiustificata, effettuata sia verso un mezzo di trasporto pubblico, come un treno della metropolitana, oppure contro delle persone, dei coetanei, perché magari la semplice tentazione di avere un nuovo cellulare gratuitamente è troppo forte.

Semplice da capire, non è cosi?

Ancora più semplice, forse, quando la motivazione è: “la tua faccia non mi piace; perciò questo mi dà il diritto di pestarti, no?” Quest’ultimo è solo uno dei numerosi casi avvenuti a Napoli nel periodo tra dicembre 2017 e gennaio 2018. Anche a Torino c’è stata un vittima, un 24enne ridotto in fin di vita da una baby gang formata sia da maggiorenni che da minorenni.

La domanda principale e scontata che ci si pone è indiscutibilmente che cosa spinga questi ragazzini a essere spietatamente violenti contro persone innocenti. C’è chi dà colpa all’influenza negativa della televisione, alle numerose serie TV che includono contenuti esplicitamente criminosi. Altri ancora sostengono che i comportamenti sbagliati di alcuni genitori possano portare i figli a sviluppare un’indole violenta. Si dà la colpa alla crisi economica che acuisce il disagio di alcuni strati sociali o alla mancanza di valori e ideali in cui credere: infatti musica-tatuaggi-simboli di appartenenza contraddistinguono le gang e offrono un’identità a giovani insicuri privi di una “bussola” che li orienti nella giungla del mondo moderno.

Le cause insomma sono molte e varie ed ogni situazione è diversa dall’altra, perciò non può esserci una sola spiegazione. Ciò che conta è far capire ai ragazzi la gravità delle loro azioni e le conseguenze che li aspettano. Non si tratta di un videogioco o di un film fantasy dove tutto è possibile: nella vita reale non esistono le parole rewind o reset.

Occorre prevenire altri episodi simili perché, come ben sappiamo, la violenza non è mai la risposta giusta!

    Chiara Cantù 3^DLS

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