UN RAP PER GIOVANNI FALCONE

2017-04-03_22.07.35 (2)E’ un dovere per tutti noi ricordare le vittime della mafia. Persone che hanno lottato per un mondo migliore, per sconfiggere il “male”, l’omertà, i soprusi. Persone che, pur essendo consapevoli di rischiare la propria vita, non si sono fermate davanti a niente. Il nostro ricordo va anche alle famiglie spezzate, alle vedove, agli orfani.

Il corteo del 21 marzo, GIORNATA IN MEMORIA DELLE VITTIME DELLA MAFIA, è stato molto bello ed emozionante: un corteo di giovani che vogliono avere fiducia nel futuro, che non vogliono avere paura perché  “chi ha paura muore ogni giorno ma chi non ha paura muore una sola volta”.

Ricordo un libro sulla mafia  che ho letto qualche anno fa, intitolato “Per questo mi chiamo Giovanni”: la storia di un ragazzo che porta il nome di un grande magistrato, Giovanni Falcone, che con tutta la sua forza ha combattuto la mafia. Anche noi giovani dobbiamo lottare con tutte le forze per difendere la nostra libertà, i nostri ideali.  Nel libro la mafia veniva paragonata ad un carciofo; le foglie esterne sono le persone che contano poco ed al centro invece c’è il cuore, il capobanda.  Come nel libro, la mafia è fatta da persone potenti e da persone sottomesse, che pagano il pizzo. Queste persone hanno paura dei potenti e non denunciano i fatti avvenuti: è proprio in questo che la mafia trova la forza di continuare.

Dobbiamo invece avere il coraggio di difendere un amico che è oggetto di bullismo, di parlare con i nostri genitori ed educatori senza paura di essere giudicati, dobbiamo avere il coraggio di dire NO e di dire BASTA a chi vuole portarci su una strada che non è la nostra, che è lontana dai nostri ideali.

Giovanni Falcone diceva che “l’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza.”

Ecco perché i miei compagni Amin Chguir, Naipo e Christian Spanu nel loro rap intitolato “Io non ci sto” hanno scritto:

“Giovanni capì che la mafia era una tortura

E lui doveva trovarne la cura.

Schiena dritta, testa alzata

Contro un mostro dalla mente malata

Contro minacce, corruzione e sconforto

Riuscì a sconfiggere un mostro senza volto.

[…]

morirei piuttosto che star zitto

pensiero malsano

falcone non é stato sconfitto

e non e morto invano”

                                                                                                                   LUCA POZZI – 2FI 

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