IMG-20170331-WA0004

LA SCELTA DI DJ FABO

Il 27 febbraio 2017 Dj Fabo ha realizzato l’ultimo desiderio: spegnere la sua vita dopo mesi di agonia e sofferenza. Lo ha potuto fare ma in territorio svizzero, non nella terra che lo ha visto crescere ed affermarsi: no, in Italia non sarebbe stato possibile! Invece a solo 5 ore di viaggio da Milano, a Pfäffikon, c’è un luogo nel quale un uomo ha la libertà di decidere fino in fondo, anche nella scelta estrema. Non a caso la clinica in questione si chiama “Dignitas”, parola che deriva dal latino dignus che significa degno, meritevole. E cos’è la dignità se non l’intima, indimostrabile nobiltà dell’uomo, pilastro su cui si fonda l’intera costruzione del formidabile castello dei diritti civili, della vita civile, della civiltà?IMG-20170331-WA0002

La dolce morte ha un costo di circa 10 mila euro e una durata complessiva di 20 minuti. Per accedere all’operazione sono necessarie due condizioni: la prima è la volontà del paziente di procedere; la seconda è la sua volontà di intendere e volere. Dj Fabo si trovava nella condizione per la quale non era in grado di muovere le parti del corpo dal collo in giù, aveva perso la vista e trascorreva ogni giornata nella sofferenza. Lui stesso si considerava un cervello attaccato ad un corpo che non gli ubbidiva e non vedeva più.

In Italia tale procedura è tuttora illegale e non si prospetta in un futuro prossimo la possibilità che il parlamento approvi una legge per rendere lecita l’eutanasia. Sono tanti i motivi che ostacolano la scelta: lo scontro con la Chiesa e i cattolici e gli alti costi economici. Nel mondo eutanasia o suicidio assistito sono possibili in diversi paesi: l’eutanasia è legale in Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo; il suicidio assistito è lecito in Svizzera, Oregon, Vermont, Montana e California; l’eutanasia passiva è ammessa in India, Canada, Messico, Australia.

Il mondo è diviso tra chi approva e chi condanna queste pratiche. Da un lato chi è favorevole pensa che non sia giusto far vivere una vita in condizioni di estrema sofferenza e dipendenza dagli altri (nel caso di Dj Fabo neanche potendo vedere i propri cari) a volte costringendo a continuare una vita che non vuole essere vissuta. In risposta, chi è contro sostiene che la vita è una sola e va vissuta in ogni caso fino in fondo; che bisogna poi avere fiducia in Dio e/o nella medicina che può aiutare questi sfortunati pazienti nella loro difficile condizione.

A nostro parere è difficile prendere una posizione perché ci sono obiezioni all’una e all’altra opinione. Come poter dire a chi soffre e non ha speranza, in quanto malato terminale, di avere fiducia nel progresso della ricerca scientifica e di saper aspettare nel silenzio e nell’ombra della propria stanza d’ospedale? Perché togliere il diritto all’autodeterminazione? Come trattare i pazienti che hanno perso ogni capacità di intendere e volere? E ancora: è accettabile il principio di rimettere completamente nelle mani degli uomini la decisione di dare e togliere la vita, nonostante sia colmo di implicazioni di natura etica e giuridica? Il divieto di uccidere non dovrebbe rimanere alla base di ogni società democratica e rappresentare una garanzia di tolleranza e apertura verso gli uomini e soprattutto verso i più deboli?

Alla luce di queste domande capiamo la difficoltà, non solo per il legislatore ma anche per l’uomo comune, di prendere una posizione definitiva e netta su una tematica così complessa e complicata. Allora rimandiamo alla coscienza di ognuno di noi la terribile domanda se sia giusto procurare la morte anche se allo scopo di togliere il dolore.‏

L. Buratti, M. Coste, K.Ibrahim, D. Turchiarulo 2^ DLS

Lascia un commento